domenica 18 dicembre 2011

Saggezza dei proverbi

Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi... recita un vecchio proverbio.
Sei i proverbi siano davvero la saggezza dei popoli (come si dice) non lo so, comunque di sicuro forniscono una fotografia degli usi e dei costumi tradizionali. Il periodo natalizio è tradizionalmente il momento dell’anno in cui si sente di più il bisogno di stare in famiglia, con i propri cari. Uno stare assieme che si vive immersi in tradizioni e consuetudini familiari trasmesse fin dall’infanzia, legate al luogo e all’atmosfera in cui si è cresciuti, ai vincoli familiari e a quelle memorie che questo periodo dell’anno rievoca con maggior intensità.
Dall’inizio dell’Avvento, nella catechesi degli adulti, stiamo riflettendo sul tema della famiglia (insieme a tutta la Diocesi e in preparazione al congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Milano nel prossimo giugno). Abbiamo iniziato questo percorso di riflessione contemplando la Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. È sicuramente un buon esercizio spirituale (da fare magari davanti al Presepe), ma la tentazione è quella di scoraggiarsi subito a causa della distanza che ci sembra di percepire rispetto a una famiglia così speciale. Vorrei invece che non si scoraggiasse nessuno. Desideriamo solo ricordarci a vicenda che se Dio, per entrare da uomo nel mondo, ha scelto di vivere l’esperienza della famiglia, l’ha fatto per dirci che il focolare domestico è davvero il luogo più vero della presenza del Signore tra noi. Lo sappiamo (perché ce lo siamo detti tante volte) che la famiglia è la cellula fondamentale della Comunità Cristiana, ma spesso lo si dice solo come uno slogan, come un tema scolastico di cui c’è solo il titolo ma poi manca sempre lo svolgimento.
Il Vescovo ci ha invitato a riflettere su come la famiglia possa essere l’anima del mondo attraverso l’ascolto della Parola di Dio e il racconto della propria fede. Da parte sua, la nostra Comunità è chiamata ad investire molto sulla pastorale famigliare. Occorre però che ognuno di noi, singolarmente, si senta immensamente grato alla famiglia che l’ha fatto nascere alla vita e alla fede e si riconosca parte attiva di una famiglia ancora più grande che nutre ogni giorno la sua fede: la Comunità Cristiana.
L’augurio, allora, è che con i nostri cari possiamo vivere con fede non solo questo Natale ormai alle porte, ma ogni singolo attimo della nostra vita.
A tutti voi l’augurio di un Santo e felice Natale!

don Pietro

Un po' di storia sul Natale

La ricorrenza della nascita di Gesù Cristo venne fissata al 25 dicembre solo intorno al 3°- 4° secolo (in altre Chiese cristiane—ad esempio la Chiesa Ortodossa—si festeggia invece al 6 gennaio), ed era la stessa in cui l’Impero romano già festeggiava il Dies natalis Solis invicti, cioè il giorno di nascita di Mithra, divinità identificata con il Sole. Questa data venne adottata non solo per sovrapporsi alla festa di Mithra (molto sentita nel mondo romano) ma anche per la posizione di questo giorno nel calendario, in stretto rapporto con il Solstizio d’Inverno e quindi con la ri-nascita del Sole: il significato allegorico e simbolico di Dio che nasce insieme al Sole è troppo evidente per richiedere ulteriori spiegazioni.
L’episodio della nascita di Gesù è narrato solo in due Vangeli: Luca riferisce che dopo la sua nascita Egli venne deposto “in una mangiatoia”, senza specificare se si trattasse di un edificio o di una grotta, e che i pastori furono chiamati dagli angeli a conoscerlo e adorarlo, mentre Matteo parla di una “casa” e riferisce della visita dei Re Magi, i nomi dei quali ci vengono da uno dei Vangeli apocrifi (cioè quelli non riconosciuti come ufficiali): il Vangelo degli Ebrei o dei Nazareni.
Due Vangeli apocrifi che vengono fatti risalire intorno al 2° secolo danno maggiori particolari sull’episodio: il Protovangelo di Giacomo precisa che Gesù nacque in una grotta e il Vangelo dello pseudo-Matteo dà notizia della presenza del bue e dell’asino, i quali “lo adoravano senza sosta”. Ambedue i testi specificano che per tutto il tempo della permanenza di Maria nella grotta, o almeno al momento della nascita del Bambino, questa risplendeva di luce: “la grotta cominciò a farsi piena di splendore e a rifulgere di luce come se vi fosse il sole, così la luce divina illuminò la spelonca”.
Nella fantasia popolare la storia della nascita del Cristo diventa invece un racconto ricco di personaggi e di situazioni, che trova la sua espressione nella forma del Presepio, la cui origine si fa risalire a San Francesco d’Assisi e il cui sviluppo si avrà molto più in là nel tempo, a partire dal 17°-18° secolo.
Tutti gli elementi  che compongono il presepio possono essere basati sul ricordo dei testi, ufficiali e apocrifi sopra citati: ma, ponendo attenzione ad una lettura in chiave tradizionale, è possibile riconoscere nel Presepio un significato che va al di là della rappresentazione allegorica.
La grotta è un simbolo universale: essendo all’interno della terra o di una montagna la grotta è simbolo del Centro del Mondo ed è per eccellenza il luogo della nascita e della ri-nascita; è il centro spirituale del macrocosmo che è l’universo, poiché il tetto della grotta rappresenta il cielo e il pavimento la terra (la grotta dei Misteri di Mithra presenta in modo esplicito questo simbolismo, e il mithraismo, ha dato al nascente cristianesimo molti elementi).
Ma la grotta è anche figura del cuore, e in questa accezione è il centro del microcosmo che è l’uomo: la “più piccola camera del cuore”.
Gesù è nato in Palestina duemila anni fa, ma questo evento non è importante solo a livello storico. L’apparizione di Cristo è soprattutto un evento cosmico-spirituale: infatti, se ci pensiamo bene, mentre per tutto il resto dell’anno la natura e l’uomo hanno svolto una grande attività, l’approssimarsi dell’inverno corrisponde alla sospensione di molte attività, i giorni si accorciano, le notti si allungano; è il momento della meditazione, del raccoglimento. Sono atteggiamenti che consentono all’uomo di entrare nella profondità del suo essere.
Come vivono, invece, gli esseri umani le feste di Natale?
Festeggiano gareggiando con ansia spasmodica nell’acquistare e regalare doni per ostentare ricchezza materiale, mangiando e bevendo smisuratamente a tavola. Si va in chiesa, si canta che Gesù è venuto a salvarci per poi continuare la vita di sempre… Tutto ciò dimostra quanto gli uomini siano inconsapevoli dell’importanza del Natale. Occorre che nasca una nuova coscienza, una luce interiore capace di scacciare le tenebre. Così Gesù non sarà soltanto un personaggio storico, ma un Incontro, una Presenza, che illuminerà il mondo intero.

Prossimo passo? L'Assemblea Parrocchiale

Negli scorsi numeri de IL FOGLIETTO abbiamo letto le varie disposizioni del Sinodo della Diocesi di Bergamo riguardo alla necessità per ogni Parrocchia di costituire il proprio Consiglio Pastorale e anche le modalità e i passi concreti per arrivare a questa meta.
Noi però abbiamo bisogno di ancora un po’ di pazienza e soprattutto di piccoli (ma importanti) passi intermedi prima di istituire la Commissione Preparatoria e passare alla fase di candidatura, votazione ed elezione dei membri del Consiglio. C’è bisogno di prendere coscienza tutti, anche quelli che non faranno parte materialmente di questo organismo, che la Comunità Cristiana vive di partecipazione e interesse collettivo.
Per favorire questa necessaria presa di coscienza, propongo la convocazione di un’ASSEMBLEA PARROCCHIALE alla quale sono invitati tutti indistintamente i maggiorenni della nostra Parrocchia per discutere assieme dei passaggi futuri e anche condividere un aspetto molto importante della nostra vita comunitaria: il BILANCIO ECONOMICO dell’anno che sta per concludersi. Sarà un modo per rendersi conto concretamente di quanto è stato fatto e di quanto ancora resta da fare, e di quanto sia sempre più necessario che tutti si interessino in prima persona a prendere le decisioni più importanti per la nostra Parrocchia.
L’Assemblea parrocchiale è fissata per venerdì 13 gennaio alle 20.30 in chiesa. Prendete nota e tenete libera quella sera!

sabato 10 dicembre 2011

La mano di Dio è più grande

Un bambino aveva fatto la spesa per la mamma.
Era stato preciso e attento, e il droghiere, per premiarlo, prese da uno scaffale una grossa scatola di caramelle, l’aprì e la presentò al bambino:
“Prendi piccolo!”
Il bambino prese una caramella, ma il droghiere lo incoraggiò:
“Prendi tutte quelle che ti stanno in mano“.
Il bambino lo guardò con i suoi grandi occhi.
“Oh… allora, prendile tu per me!”
“Perché?”.
“Perché tu hai la mano più grande!”.
 
Quando preghiamo, non misuriamo le nostre domande con la piccolezza della nostra fede. Ricordiamoci semplicemente che la mano di Dio è più grande.
Bruno Ferrero, Cerchi nell’acqua

Nel Vangelo di Luca troviamo questa famosa esortazione di Gesù: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» (Lc 11,9-13).
Uno dei motivi per i quali non preghiamo più (e se preghiamo lo facciamo male, con superficialità) è che ci immaginiamo un Dio che ragioni e faccia come noi. Che pensi che ormai non valga più la pena perdere tempo con gli uomini, che sia tutto inutile. Un Dio spazientito e innervosito dal nostro continuo chiedere e mai restituire… Invece no. Il nostro è un Dio che ha la mano più grande di quello che ci occorre e che forse nemmeno più gli chiediamo. È un Dio che si fa dono, che si dona. E desidera continuamente essere il Dio con noi. Egli ci chiede di ricominciare a porre la nostra fiducia in Lui, di non aver paura di chiedere, di bussare alla porta del Suo cuore. È quello che stiamo facendo in questi giorni della Novena, con la preghiera incessante a Maria, Nostra Signora del Sacro Cuore. Facciamolo sempre più, e con fede sincera!

Preghiere che sanno di muffa?

Rispolverare antiche preghiere che ci sono state tramandate da un lontano passato ci fa sentire a volte la distanza dal nostro modo attuale di credere, di pensare, di vedere le cose… di pregare.
Per esempio, non vi è mai capitato di chiedervi perché nell’Atto di Dolore ci ostiniamo a ripetere che “peccando, abbiamo meritato i castighi di Dio”?
Dio ci castiga? Ci punisce? No! Quanto meno non ora su questa terra.
La nuova Teologia degli anni seguenti il Concilio Vaticano II ci ha aiutato a sgomberare il cuore e la mente da un’immagine di Dio che era distorta da paura e superstizione. Ma allo stesso tempo non ci ha affatto intimato di abbandonare le antiche preghiere della devozione popolare, semmai di riportarle (secondo la riforma liturgica conciliare) a ruotare attorno al mistero centrale della Redenzione di Cristo. L’espressione “ho meritato i tuoi castighi” può dare l’idea di un Dio vendicativo. Noi sappiamo che si tratta di un antropomorfismo (cioè di un modo di spiegare le cose di Dio con categorie umane), ma è usata spesso dalla Sacra Scrittura, e ci ricorda che col peccato ci facciamo del male da soli. Infatti, il Beato Giovanni Paolo II, in Reconciliatio et Poenitentia diceva che il peccato è “un atto suicida” che “finisce per rivoltarsi sempre contro colui che lo compie con una oscura e potente forza di distruzione”.
Altre volte, se le preghiere che ci hanno insegnato e consegnato i nostri “vecchi” ci sembrano lontane dalla fede attuale è solo perché è cambiato profondamente il significato delle parole nel nostro modo di esprimerci (e anche perché conosciamo sempre meno la nostra cara lingua italiana).
Tali considerazioni mi sono venute in questi giorni in cui—per la prima volta—sto pregando con voi la lunga preghiera a Nostra Signora del Sacro Cuore in occasione della Novena. In particolare riguardo alla parola “rassegnazione” che torna due volte.
Noi siamo abituati a dare un significato molto negativo a questa parola.
Rassegnarsi, nel nostro italiano corrente, vuol dire “arrendersi” (per esempio al nemico, alla malattia, alla tentazione), o—peggio angora—”smettere definitivamente di sperare”. Se questo fosse il significato reale del termine, sarebbe tremendo invocare Dio di “donarci la rassegnazione”!
Invece, andando a controllare l’origine etimologica della parola, troviamo che “rassegnazione” è l’atto del rassegnare (letteralmente “ri-assegnare”), cioè: “riconsegnare al legittimo proprietario”. Rassegnarsi, in segno religioso, è quindi un atto di profonda fiducia: è rimettere nelle mani di Dio ciò che è suo, ben sapendo che solo Lui sa farne buon uso. È rimettersi nelle mani di Dio uniformandoci al Suo volere, conformandoci alla Sua volontà.
Ecco quindi cosa chiediamo quando—attraverso Maria—lo preghiamo che “si degni concederci una perfetta rassegnazione alla Sua Divina Volontà”.

Commissione Preparatoria e organi del C.P.P.

Andando avanti nel nostro percorso di conoscenza del Consiglio Pastorale Parrocchiale, vediamo che cos’è e a cosa serve la Commissione Preparatoria e quali sono gli Organi principali che lo compongono.
La Commissione preparatoria del Consiglio Pastorale Parrocchiale è composta dal parroco e da alcuni rappresentanti delle realtà pastorali della comunità designati dal parroco stesso. La Commissione preparatoria cura la sensibilizzazione della comunità e predispone criteri e norme per la formazione del Consiglio, determinando anche il numero dei suoi componenti per elezione e per nomina.
In particolare:
  • provvede a formare la lista dei candidati all’elezione, salvaguardando un’adeguata rappresentanza in relazione al sesso, all’età e alle diverse zone della Parrocchia;
  • prepara la lista delle associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali e delle realtà pastorali che hanno il diritto di eleggere ognuna un proprio rappresentante al Consiglio;
  • indica le procedure di votazione che potranno essere diverse secondo le consuetudini locali;
  • garantisce la correttezza delle operazioni elettorali.
Nell’elezione del Consiglio è coinvolta tutta la comunità parrocchiale. Possono eleggere coloro che, battezzati, abbiano compiuto i 18 anni e siano domiciliati in Parrocchia o operanti stabilmente in essa.
Ad elezione avvenuta i nomi dei componenti del Consiglio saranno comunicati alla conclusione delle Messe domenicali e mediante la forma scritta ritenuta più idonea per la loro proclamazione, inoltre verranno comunicati al Vicario locale e all’Ordinario diocesano. 
Sono Organi del Consiglio:
  • il Presidente, che per diritto è il parroco;
  • il Consiglio di Presidenza, composto dal Presidente, dal Segretario e da alcuni membri del C.P.P. a cui compete: individuare i problemi da trattare nel C.P.P., predisporre l’ordine del giorno delle riunioni, coordinare il lavoro delle Commissioni di lavoro;
  • il Segretario nominato dal parroco, a cui spetta provvedere alla stesura dei verbali delle riunioni;
  • alcune Commissioni di lavoro, di cui possono far parte anche persone che non appartengono al C.P.P. e che possono essere costituite in forma permanente, cioè per la durata del Consiglio, o temporanea. Le Commissioni, i cui ambiti di competenza sono definiti dal C.P.P., hanno lo scopo di approfondire la conoscenza di particolari problemi e di presentare al Consiglio gli elementi utili per una valutazione in merito.

martedì 6 dicembre 2011

Novena a Nostra Signora del Sacro Cuore

Riportiamo qui sotto la preghiera che recitiamo ogni anno con devozione
nella novena a Nostra Signora del Sacro Cuore (7-15 dicembre):

1° - E fino a quando, o Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù, ci lascerai gemere in questa valle di lacrime? E fino a quando ci rigetterai dalla tua faccia e dal materno tuo cuore? Permetterai dunque che si perda un’anima che tanto brama l’onor tuo e del tuo Divin Figliolo? Ah! no! non credo e non posso credere che avvenga, poiché Tu sei quell'amabile e potente Avvocata che può aprire il Cuore Santissimo di Gesù. Ah! Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù, volgi dunque uno sguardo benigno e pietoso sopra di noi, vedendoci spogli di ogni umano conforto; muoviti a compassione della povera anima nostra, assistici e confortaci in tante angustie, portaci al Cuore dolcissimo di Gesù e ricordagli che, in virtù delle Sue pene e dei tuoi dolori, si degni concederci una perfetta rassegnazione alla Sua Divina Volontà; ricordagli che siamo tuoi figli ed Egli avrà di noi pietà; presentagli, o cara Madre, il nostro cuore tanto angustiato, offrigli tutto noi stessi e Gesù accetterà l’offerta fattagli da una Madre a cui nulla può negare.

domenica 4 dicembre 2011

Basta col dire: "Ci penseranno gli altri"!

Un giorno, un re volle dare un banchetto gratuito per tutti i sudditi del suo regno. L’unica richiesta che fece fu: «Purtroppo quest’anno la vendemmia delle mie vigne è stata distrutta da una tremenda grandinata, perciò non ho vino da servire alla mia tavola. Venendo alla mia mensa, vi chiedo solo di portare una piccola fiaschetta di vino, e di versarla nella grande botte da cui tutti potremo attingere durante il pranzo».
Tutti i sudditi accolsero con gioia la notizia, dopotutto, un banchetto reale poteva ben valere una piccola fiaschetta di vino, no?
Ma qualcuno penso tra sé: «Devo aver ancora quella fiaschetta di terracotta in soffitta... Se la riempio di acqua, nessuno se ne accorgerà, e risparmierò anche il mio vino. Tant’è, siamo in un migliaio di sudditi in questo paese… che mai farà di male il mio goccio di acqua in mezzo a tutto quel vino?».
Così arrivò il grande giorno della festa, e—ma mano che entravano nel castello—i sudditi versavano le loro fiaschette nella grande botte posta a capotavola per il grande banchetto del re.
Quanto grande (e spiacevole) fu la sorpresa dei sudditi, quando—iniziando a spillare dalla botte—ne uscì… solo acqua!

Basta un piccolo racconto a volte per farci sentire tutti sulla stessa barca… funzionavano così anche le parabole di Gesù: attiravano l’attenzione degli ascoltatori fino a farli indignare per l’ingiustizia raccontata… per poi far loro riconoscere che i protagonisti della situazione che avevano appena condannato nel racconto erano proprio loro!
Credo che a tutti noi venga spesso la tentazione di dire: «Perché devo mettermici proprio io? Ci sarà già un sacco di gente che ha tempo e voglia per queste cose, non staranno proprio a vedere se ci sono o no… che io ci vada o no, poco cambia!»
Ed è così che gli appelli cadono nel vuoto. Noi pensiamo che il nostro contributo di singoli—considerato nella massa della società—sia poco importante, quasi ininfluente… ma ci dimentichiamo che la società è formata da tanti “io”, e che—spesso—è più facile che tutti quei singoli si sentano chiamati fuori che non il contrario. È così per la società civile e—ahimè—è così anche per la Comunità cristiana. Dovremmo davvero imparare, ogni volta che sentiamo una richiesta, un appello, a dirci “questa chiamata è rivolta a me, proprio a me!”
È solo così che potremo godere con gioia dello sforzo di tutti, piccolo o grande che sia, altrimenti, la nostra festa sarà sempre e solo… a base di acqua!

Cosa ci resta del passato?

Ricordo che quando ero piccolo, c’erano molte più feste. Nel senso che, oltre alla Pasqua e al Natale, c’erano delle feste speciali che ogni paese (addirittura ogni contrada) aveva.
Feste che erano “di precetto”, cioè bisognava andare alla Messa ed era “peccato” lavorare…
Al mio paese—per esempio—era festa grande e solenne quella di San Rocco, a cui si era fatto un voto durante una terribile pestilenza. E pur capitando il 16 agosto, nel bel mezzo della stagione turistica (prima fonte di guadagno per i commercianti del paese), fino a non molti anni fa si chiudevano le serrande dei negozi e si faceva festa. Poi, col passare degli anni, si è cominciato a non chiudere più i negozi e a conservare solo la messa festiva di precetto (i commercianti si davano il cambio al bancone del loro negozio per andare a messa, chi prima e chi dopo)… poi, alla fine, si è dovuto anche sciogliere il voto, constatando che—se no—molti avrebbero fatto peccato contro il precetto festivo e il voto…
Avuta la grazia… gabbato lo santo, insomma.
Cosa è cambiato rispetto al passato? Credo che non si possa dare colpa solo al progresso, che avrebbe imposto ritmi di lavoro e produzione sempre più frenetici. Forse il progresso ha trovato in noi uno spazio da conquistare, senza nemmeno troppa fatica. Uno spazio che c’era già: il vuoto e l’assenza del desiderio della festa, dello stare assieme. Credo che le grandi feste del passato (quelle che ci hanno consegnato i nostri cari) non fossero solo frutto del bisogno o della paura (della guerra, della carestia, della peste…). Sono convinto che fossero anche il frutto del bisogno di fare festa, insieme, come comunità cristiana. Anche perché se no, sarebbero bastate le devozioni e i voti personali per implorare la misericordia di Dio, l’intercessione di Maria e dei Santi… Invece—in modo spontaneo e genuino—nelle nostre parrocchie sono sorte devozioni e feste che ci testimoniano un forte spirito comunitario, generoso, di solidarietà.
Non è forse perché viviamo in un contesto troppo individualista che sentiamo come estranee (o comunque mettiamo in secondo piano) tutte le manifestazioni comunitarie? Non è perché la nostra fede diventa sempre più solo un fatto personale e privato che ognuno la vive “a misura di sé”, che non riusciamo più a capire e a gustare la bellezza del fare festa assieme?
È questo spirito di comunità, di grande famiglia, che dobbiamo recuperare se vogliamo che le feste e le ricorrenze che abbiamo ricevuto in eredità ritrovino il loro significato profondo.
Chiediamo al Signore che la prossima festa di Nostra Signora del Sacro Cuore ci faccia venire la nostalgia e il profondo desiderio di recuperare gli affetti genuini da cui è sorta.

Allora, come si compone il Consiglio Pastorale?

Continuiamo a riflettere sull’organismo di partecipazione cristiana che prende il nome di Consiglio Pastorale Parrocchiale. Oltre a leggere le righe che riporto qui sotto (che sono le indicazioni ufficiali della Diocesi di Bergamo) invito ancora ogni membro della Comunità a pregare quotidianamente il Signore che ci accompagni e sostenga in questo cammino di discernimento.

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale (C.P.P.) è composto: 1. dal parroco 2. dai vicari parrocchiali, 3. possibilmente da eventuali sacerdoti collaboratori e/o sacerdoti diocesani residenti in parrocchia, 4. dai diaconi permanenti con un incarico pastorale a servizio della Parrocchia, 5. da un membro del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, 6. da un rappresentante per ciascuna comunità di vita consacrata presente in Parrocchia; 7. dal presidente dell’Azione Cattolica parrocchiale; 8. da membri eletti come rappresentanti degli operatori pastorali, delle associazioni, dei movimenti e gruppi ecclesiali e delle altre realtà di rilievo pastorale per la Parrocchia (ad es. scuola materna parrocchiale, oratorio, caritas parrocchiale, ...), in base alla valutazione della Commissione preparatoria; 9. da membri eletti dalla comunità parrocchiale che abbiano i requisiti richiesti per questo ruolo; 10. da membri nominati dal parroco per le loro particolari competenze.
Tutti i membri del C.P.P. devono essere nominati o confermati, in caso di elezione o presentazione, dal parroco.
Il numero dei membri del C.P.P. deve facilitare l’operatività delle riunioni consiliari e salvaguardare il criterio della rappresentatività delle varie componenti della comunità parrocchiale. È opportuno che i membri eletti dai gruppi e dalla comunità costituiscano almeno la metà dell’intero Consiglio, sulla base dei criteri stabiliti dalla Commissione preparatoria per la costituzione del C.P.P. I membri del C.P.P. devono avere 18 anni, aver completato l’iniziazione cristiana, essere domiciliati in Parrocchia o operanti stabilmente in essa, essere in piena comunione con la Chiesa cattolica e non avere impedimenti canonici o morali.
La Commissione preparatoria del C.P.P. è composta dal parroco e da alcuni rappresentanti delle realtà pastorali della comunità designati dal parroco stesso. La Commissione preparatoria cura la sensibilizzazione della comunità e predispone criteri e norme per la formazione del Consiglio, determinando anche il numero dei suoi componenti per elezione e per nomina. In particolare: provvede a formare la lista dei candidati all’elezione, salvaguardando un’adeguata rappresentanza in relazione al sesso, all’età e alle diverse zone della Parrocchia; prepara la lista delle associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali e delle realtà pastorali che hanno il diritto di eleggere ognuna un proprio rappresentante al Consiglio; indica le procedure di votazione che potranno essere diverse secondo le consuetudini locali; garantisce la correttezza delle operazioni elettorali.
Nell’elezione del Consiglio è coinvolta tutta la comunità parrocchiale.