domenica 27 novembre 2011

Convertirsi è svuotarsi

Un professore universitario che doveva tenere una lezione sull’ottimizzazione del tempo, si presentò in aula, e quando l’uditorio fu pronto a prendere appunti, estrasse da sotto la cattedra un vaso di vetro e dei sassi grossi come palle da tennis, che cominciò ad infilare nel vaso finché non ve ne entrarono più. Poi chiese: «Il vaso è pieno?» E gli studenti, unanimi: «Certo!» Allora il docente prese un sacchetto di ghiaia, e scuotendo bene il vaso in modo che gli spazzi tra pietra e pietra si riempissero bene, ve lo riversò. A questo punto chiese nuovamente: «Il vaso è pieno?» E gli studenti, fattisi più cauti: «Beh, forse non ancora». Così il docente prese un sacchetto di sabbia, e allo stesso modo della ghiaia lo rovesciò nel vaso fin quando ogni spazio fu occupato, e ancora chiese: «Il vaso è pieno?» Egli studenti, ancora cauti: «Forse ancora no». Il docente prese una brocca d’acqua che versò nel vaso finché fu colmo, e poi disse: «Ora, il vaso è pieno! E ditemi, cosa significa tutto ciò?» Subito, il più perspicace: «Semplice! Che anche quando la nostra agenda sembra piena, con un po’ di buona volontà, si può trovare tempo per altri impegni». «No», rispose il docente. «Significa che se non avessimo infilato nel vaso, prima le pietre grosse e poi il resto, queste non vi sarebbero più entrate; allo stesso modo, nella vita, bisogna decidere cosa è veramente importante, prima che le cose piccole, le sciocchezze rùbino il nostro tempo utile».
Quant’è vera la morale di questo racconto! Se non cominciamo dalle cose più importanti, rischiamo di riempire la nostra vita di stupidaggini e preoccupazioni inutili. Spesso ci perdiamo in piccolezze, in granelli di sabbia per lasciare indietro valori grossi come macigni! Valori che non possiamo più recuperare alla fine, quando ormai il vaso del nostro cuore è già pieno di ghiaia e di sabbia… perché poi non ci staranno più! L’unico modo per rimettere ordine nella propria vita è fare il vuoto. Solo svuotando del tutto il nostro cuore potremo ricominciare a mettervi dentro ciò che conta davvero. Conversione è svuotarsi del tutto per poi lasciare che Dio riempia il nostro cuore del Suo Santo Spirito. L’Avvento che iniziamo oggi è un tempo di Conversione, di svuotamento. Lasciamo che Dio trovi tanto spazio in noi per riempirlo della Sua presenza!

Il tempo è tutto uguale, se non ti aspetti niente

Inizia il tempo di Avvento, e – con esso – un nuovo anno liturgico. Ma da cosa si capisce che è un tempo diverso, speciale? Basta che ce lo dica il calendario? La televisione? Il prete? È sufficiente che ci siano luci e alberelli illuminati in giro? Non so… a me – a volte – tutte queste cose esteriori mettono tanta tristezza, perché non dicono niente: una volta tornati in casa e chiusa la porta è ancora tutto come prima. Ci sono i soliti problemi e le preoccupazioni di sempre, anzi, forse qualcuna in più! Oggi il tempo sembra anestetizzato, tanto da meravigliarsi che passi così alla svelta da non rendersene conto oppure così lento da pesarci sul cuore. Il tempo trova il suo vero significato solo quando mi aspetto qualcosa, quando attendo. Benedetto XVI, l’anno scorso, all’inizio dell’Avvento diceva che «attendere è una dimensione che attraversa tutta la nostra esistenza personale, familiare e sociale. L’attesa è presente in mille situazioni, da quelle più piccole e banali fino alle più importanti, che ci coinvolgono totalmente e nel profondo. Pensiamo all’attesa di un figlio da parte di due sposi; a quella di un parente o di un amico che viene a visitarci da lontano; pensiamo, per un giovane, all’attesa dell’esito di un esame decisivo, o di un colloquio di lavoro; nelle relazioni affettive, all’attesa dell’incontro con la persona amata, della risposta ad una lettera, o dell’accoglimento di un perdono… Si potrebbe dire che l’uomo è vivo finché attende, finché nel suo cuore è viva la speranza… la nostra ‘statura’ morale e spirituale si può misurare da ciò che attendiamo, da ciò in cui speriamo. Ognuno di noi, dunque, specialmente in questo Tempo che ci prepara al Natale, può domandarsi: “io, che cosa attendo? A che cosa è proteso il mio cuore?” E questa stessa domanda si può porre a livello di famiglia, di comunità, di nazione. Che cosa attendiamo, insieme? Che cosa unisce le nostre aspirazioni?». Ma l’attesa, tanto è naturale, tanto va educata e – a volte – perfino suscitata. Ecco perché i cristiani, attraverso i ritmi dell’anno liturgico, si fanno provocare a rileggere il loro tempo come un desiderio profondo che si compia il progetto partito dal cuore stesso di Dio: portarci tutti nel Suo Regno. Noi, cristiani di Laxolo, concretamente, cosa possiamo fare per accendere e tenere viva in noi questa attesa? Ci saranno proposte concrete per dare un segno e un sapore diverso a questo tempo di Avvento: si tratta di coglierle e non lasciarsele sfuggire. Quali? La catechesi degli adulti che inizieremo il venerdì sera, la preghiera quotidiana in famiglia (col libretto distribuito ai ragazzi del catechismo), le proposte vicariali, i Sacramenti (in particolare la Confessione), la festa patronale di Nostra Signora del Sacro Cuore, l’attenzione più marcata alla carità, il processo di formazione del Consiglio Pastorale… tutto questo però non vogliamo viverlo come un di più che appesantisce, ma come un’occasione per svuotarci del superfluo e riempirci dell’essenziale, davvero! Per questo: Buon Avvento, cioè, buona attesa a tutti!

Parlando di Consiglio Pastorale…

Come promesso, con l’Avvento iniziamo il nostro percorso verso la formazione del Consiglio Pastorale Parrocchiale. Anzitutto, invito ogni membro della Comunità a pregare quotidianamente perché lo Spirito Santo ci illumini in questo cammino così importante, suscitando in ogni cristiano di Laxolo il desiderio di partecipare alla vita della Parrocchia, la generosità di cuore nel pensare all’eventualità di mettersi in gioco in prima persona, la schiettezza e la sapienza necessarie ad individuare ed indicare le persone che si ritengono più adatte a questo servizio, la perseveranza nel cercare di “contagiare” chi si chiama fuori dal gioco ed è più lontano. È un’occasione imperdibile per rinnovare la nostra fede e il nostro essere Comunità Cristiana. Concretamente perciò, oltre alla preghiera quotidiana, il primo passo da fare è quello di sensibilizzarci tutti quanti e sentirci chiamati in causa, non pensando “Ci sarà qualcuno che lo fa, io non c’entro…”.  Bisogna esercitarsi a sentire “nostra” la vicenda cristiana di tutti e di ciascuno, così da voler mettere sempre maggior impegno nel riflettere, programmare, seguire e verificare ogni singolo momento della vita della nostra Comunità. Intanto, per capire meglio di cosa si tratta quando si parla di Consiglio Pastorale e in cosa consiste l’impegno di chi si candida a diventarne membro, continuiamo a leggere le indicazioni Diocesane al riguardo:
Il C.P.P. è un organismo con funzione consultiva e non deliberativa, interviene cioè nell’elaborazione delle decisioni di carattere pastorale la cui responsabilità ultima spetta al parroco. Le sue proposte devono essere frutto di un discernimento compiuto insieme, sotto la guida dello Spirito, pertanto, specialmente se espresse a larga maggioranza, sono pastoralmente impegnative. I compiti del C.P.P. sono: a) favorire il raggiungimento dell’unità nella vita della comunità parrocchiale attorno all’Eucaristia e promuovere il discernimento comunitario in relazione alla testimonianza della carità e alla confessione della fede; b) elaborare e aggiornare il programma pastorale annuale, nel quadro del piano pastorale parrocchiale; c) promuovere, sostenere, coordinare e verificare tutta l’azione pastorale della Parrocchia, in armonia con il piano pastorale diocesano e le indicazioni vicariali; d) conoscere e analizzare la realtà della Parrocchia e del territorio; e) favorire la comunione di associazioni, movimenti e gruppi parrocchiali tra loro e con tutta la comunità; f) fornire al Consiglio per gli Affari Economici della parrocchia le indicazioni e i criteri di fondo per l’amministrazione dei beni e delle strutture della Parrocchia, in base alle esigenze pastorali individuate.
Insomma, non si può proprio dire che il Consiglio Parrocchiale sia un organo che esiste solo sulla carta! Tanto è il lavoro che ci aspetta!

sabato 19 novembre 2011

I prossimi passi da fare

Vi ho già accennato più volte di come abbia nel cuore il desiderio di far nascere nella nostra Comunità due organismi fondamentali: il Consiglio Pastorale e il Consiglio per gli Affari Economici. Sono due strumenti, due luoghi irrinunciabili per la vita di una parrocchia. Il grande Giorgio Gaber cantava “Libertà è partecipazione”. Quanto è vera questa af-fermazione! Non ci sentiremmo più liberi e democratici se potessimo an-dare a sederci in Parlamento (soprattutto in questi momenti di crisi) a far sentire direttamente la nostra voce? O anche solo a mandare in rappresentanza due o tre nostri compaesani che possano dire direttamente ai nostri politici cosa vogliamo noi di Laxolo? Mi chiedo perché invece nella Chiesa siamo poco o per nulla animati da questo desiderio…
Perché una parrocchia sia davvero Comunità, è fondamentale che tutti si sentano partecipi delle decisioni e delle scelte di questa famiglia. La par-rocchia non è un affare del Parroco e dei tre o quattro che gli stanno sempre attorno! È un bene di

Guardando il Calendario...

Se date un’occhiata al calendario sull’ultima pagina, forse vi accorgerete che sta terminando il mese di novembre e quest’anno manca qualcosa… non c’è in programma il Triduo dei Morti! Perché? Un’altra trovata del nuovo parroco? No, la cosa non è voluta – perlomeno non del tutto. Il motivo è che se l’avessimo programmato nelle settimana che inizia oggi, avremmo sovrapposto la conclusione del Triduo con la Prima Domenica di Avvento (come è già capitato l’anno scorso), e la cosa non è assoluta-mente consigliabile, perché l’Avvento (come la Quaresima) è uno dei Tempi Forti che la Liturgia ci chiede di caratterizzare e vivere in modo assolutamente rispettoso e unico, evitando di “appiccicarci” altre ricorrenze o celebrazioni devozionali. Andando a “spulciare” il registro delle Messe in sacrestia ho visto che questa cosa è successa praticamente solo l’anno scorso (probabilmente perché non era possibile fare diversamente) mentre gli altri anni il Triduo cadeva nei tre giorni che concludono la 33a settimana del Tempo Ordinario, terminando la Domenica di Cristo Re. Lì era senz’altro una collocazione più consona, ma ormai quest’anno siamo già

lunedì 14 novembre 2011

Calendario 13-20 novembre

Se non avete fatto in tempo a prendere il foglietto degli avvisi (calendario settimanale) in chiesa, ecco qui il formato elettronico, come ogni settimana ;)

domenica 13 novembre 2011

Alla ricerca del tesoro che ti porti dentro

l'angolo di donpi: 33a Domenica del Tempo Ordinario
Pr 31,10-13.19s.30s; 1Ts 5,1-6; Mt 25,14-30

Quando sentiamo la parola "talento" ci vengono s...

domenica 6 novembre 2011

Calendario 6-13 novembre

Se non avete fatto in tempo a prendere il foglietto degli avvisi (calendario settimanale) in chiesa, ecco qui il formato elettronico, come ogni settimana ;)

Meditando la Parola di Dio...

l'angolo di donpi: 32a Domenica del Tempo Ordinario: Sap 6,12-16; 1a Ts 4,13-18; Mt 25,1-13 Chi ha tempo non aspetti tempo! Credo che prima di tutto occorra chiarire una cosa: quando ...

mercoledì 2 novembre 2011

2 Novembre: Commemorazione di tutti i fedeli defunti

l'angolo di donpi: La morte non è niente...: La morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sem...