lunedì 30 aprile 2012

Benvenuto, Tommaso!

Stanno suonando le campane a festa dal nostro "campanile"...
Come mai?
Perché è nato TOMMASO, terzogenito di Giacomo Genini e Pesenti Evelyn.

Un abbraccio da tutta la Comunità di Laxolo!

mercoledì 25 aprile 2012

Tutti al primo Consiglio Pastorale!


Convocazione del Consiglio Pastorale Parrocchiale

Carissimo/a,
con la presente, voglio invitarti al primo incontro del nostro appena nato Consiglio Pastorale, in qualità di membro rappresentante ufficiale.
L’appuntamento è programmato per

 Giovedì 3 maggio 2012 alle ore 20.30
presso la Sala grande dell’Oratorio Vecchio

Contestualmente ti invito a prendere visione dell’Ordine del giorno qui sotto riportato e illustrato, così da poter per tempo fare una tua riflessione personale, ma soprattutto interpellare e raccogliere i pareri della categoria sociale/parrocchiale per la quale sei stato/a eletto. Solo così il nostro confronto sarà fruttuoso e il più possibile rappresentativo di tante voci e opinioni diverse.

La discussione si articolerà attorno a questi punti:

1.   Scelta di un Segretario e di un Moderatore
Sono due figure (da scegliere tra i membri del C.P.P.) necessarie al buon andamento delle riunioni del Consiglio Pastorale (il Segretario è necessario che sia sempre la stessa persona; il Moderatore può eventualmente cambiare anche ad ogni riunione).
2.   Osservazioni/consigli al “nuovo” Parroco
Dopo i primi sette mesi di servizio pastorale a Laxolo, don Pietro desidera che gli si porgano in modo schietto, sereno e appassionato, osservazioni, correzioni, appunti, critiche e/o consigli su come proseguire il suo ministero.
3.   Riflessioni sulle varie Feste Parrocchiali
Una valutazione da tutti i punti di vista (ricreativo, sociale, religioso…) della Festa di Santa Eurosia appena passata e delle Feste Parrocchiali ormai tradizionali a Laxolo.
4.   Riflessione sul numero e gli orari delle messe, sia festive che feriali
Vista il calo del numero di sacerdoti e l’orientamento a una pastorale sempre più unitaria tra Laxolo e Brembilla, è necessario chiedersi se le celebrazioni delle Sante Messe così come sono disposte ora siano adeguate (come numero, collocazione di orario ecc). Una prima riflessione potrebbe partire dal fatto che la Santa Messa dovrebbe essere il più possibile il momento che riunisce tutta la Comunità e aiuta a percepire e vivere bene il senso cristiano del riposo e della festa, e quindi sempre meno occasione di “soddisfare” le esigenze di comodità di orario o altro.
5.   Le priorità della nostra Parrocchia
Ora che abbiamo un Organo di confronto e crescita cristiana (il C.P.P.), quali sono gli argomenti prioritari sui quali vale la pena discutere e iniziare a prendere decisioni per il cammino futuro della nostra Parrocchia?
6.   Varie ed eventuali

Confidando nella tua partecipazione impegnata e preparata, ti attendo per quella sera.

Laxolo, 21 aprile 2012

venerdì 20 aprile 2012

A scuola di... Bibbia!


Parrocchia di San Gottardo Vescovo in Laxolo
Catechesi agli Adulti 2011-2012



Approfondimenti sulla Sacra Scrittura
e suggerimenti per l’utilizzo della Bibbia
nella catechesi e nell’educazione dei figli

ore 20.30 nella sala grande dell’Oratorio Vecchio
l’invito è rivolto in particolare ai catechisti e
ai genitori con figli in età scolare

venerdì 20 aprile
1.    Ma la Bibbia chi l’ha scritta?
Parola di Dio, parole dell’uomo.
Ispirazione e “storicità” della Sacra Scrittura.


venerdì 27 aprile
2.    Dio disse al suo popolo: “Facciamo un patto!”
Alleanza e Legge.
Dono di Dio e libertà dell’uomo.


venerdì 11 maggio
3.    “Ascolta, Israele”: un popolo dalla testa dura
Profezia e Sapienza.
Richiamo alla verità di Dio e alla verità dell’uomo.


venerdì 25 maggio
4.    “Ci mancava solo Gesù Cristo!”
Gesù Cristo: una novità pretenziosa.
Giudaismo e prima comunità cristiana. Nuova e Antica Alleanza. Unità dei Testamenti.


venerdì 1 giugno
5.    I Vangeli… sono solo delle storielle?!
L’annuncio cristiano tra storicità e interpretazione.
La storia vera dell’«uomo Gesù Cristo» scritta dopo la sua Risurrezione.

martedì 17 aprile 2012

Benvenuta, Matilde!

Stanno suonando le campane a festa dal nostro "campanile"...
Come mai?
Perché è nata MATILDE, secondogenita di Marco Gervasoni e Pesenti Caterina.

Un abbraccio da tutta la Comunità di Laxolo!

sabato 14 aprile 2012

Domani, 15 aprile, con tutta la Chiesa, siamo invitati a vivere con intensità la Festa della Divina Misericordia. E' un'occasione imperdibile per raccogliere dalle mani generose del Signore la grazia del Suo perdono, del Suo Amore, della Sua infinita misericordia. A questa festa è annessa la possibilità di ottenere l'indulgenza plenaria.

La Domenica della Divina Misericordia è stata istituita dal Servo di Dio il Papa Giovanni Paolo II il 30 Aprile del 2000 durante le Solenne Celebrazione Eucaristica in occasione della Canonizzazione della Beata Suor Maria Faustina Kowalska. Successivamente la Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti ha emanato il Decreto di istituzione il 5 Maggio 2000 che qui riportiamo.

CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI
DECRETO

Pietà e tenerezza è il Signore (Sal 111, 4), il quale per il grande amore con il quale ci ha amati (Ef 2,4), ci ha donato con indicibile bontà il suo unico Figlio, nostro Redentore, affinché attraverso la sua morte e risurrezione aprisse al genere umano le porte della vita eterna, e affinché, accogliendo la sua misericordia dentro il suo tempio, i figli dell’adozione esaltassero la sua gloria fino ai confini della terra.
Ai nostri giorni i fedeli di molte regioni della terra, nel culto divino e soprattutto nella celebrazione del mistero pasquale, nel quale l’amore di Dio verso tutti gli uomini risplende in massima misura, desiderano esaltare quella misericordia.
Accogliendo tali desideri, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ha benignamente disposto che nel Messale Romano d’ora innanzi al titolo della II Domenica di Pasqua sia aggiunta la dizione «o della Divina Misericordia», prescrivendo anche che, per quanto concerne la celebrazione liturgica della stessa Domenica, siano da adoperare sempre i testi che per quel giorno si trovano nello stesso Messale e nella Liturgia delle Ore di Rito Romano.
La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti rende ora note queste norme del Sommo Pontefice affinché esse vengano condotte a compimento.

Nonostante qualsiasi norma in contrario.

Dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 5 Maggio 2000.

Jorge A. Card. Medina Estévez
Prefetto

e Francesco Pio Tamburrino
Arcivescovo Segretario

venerdì 13 aprile 2012

Santa Eurosia

Eurosia era la figlia di Moyslav, duca di Boemia. Nacque nell’864 e le fu dato il nome di Dobroslava (dob = buona, ros = rugiada, slava = slava), il cui equivalente greco è Eurosia. Rimasta orfana di entrambi i genitori in tenera età, venne accolta dal nuovo duca Boriboy e dalla sua giovane moglie Ludmilla che la trattarono come una vera figlia e si prodigarono per il diffondersi della religione cristiana in tutta quella regione, così anche Dobroslava venne battezzata ed assunse il nome greco di Eurosia. Furono anni di pace e di fede e la giovane Eurosia si distinse per bontà ed altruismo. Ma un gruppo di cechi-boeri pagani presero il potere e costrinsero la famiglia ducale all’esilio. Questo durò ben poco, perché grazie soprattutto all’opera del grande San Metodio, il duca e la sua famiglia poterono tornare trionfalmente in Boemia. Nell’anno 880, San Metodio si recò a Roma da Papa Giovanni VIII, che era impegnato nel difficile caso di trovare una degna sposa per il figlio del conte spagnolo d’Aragona (Fortun Jimenez, erede al trono di Aragona e Navarra, impegnato nella lotta contro gli invasori arabi saraceni). Il Papa chiese aiuto a San Metodio, il quale senza dubbio alcuno indicò la giovane principessa Eurosia, quindi ritornò in Boemia con un’ambasciata aragonese e raccolse l’accettazione del duca e di Santa Eurosia, la quale lasciò il proposito di dedicarsi totalmente a Cristo, vedendo nell’intervento del Papa un supremo disegno della volontà di Dio. Iniziò così il viaggio verso la Spagna; arrivati però ai Pirenei, bisognava valicarli per incontrare lo sposo nella cittadina di Jaca. Tuttavia tutta questa zona subì improvvisamente una feroce invasione di saraceni capitanati dal rinnegato Aben Lupo. Questi, ucciso l’ambasciatore che doveva annunziare l’arrivo di Eurosia, e saputo del matrimonio col principe aragonese, si mise in animo di catturarla e trattenerla con sé. La comitiva di Eurosia, avvertita dell’accaduto, fu costretta a nascondersi sui monti, ma il feroce bandito saraceno riuscì a trovarli. Inizialmente cercò con buoni modi di ottenere i favori della giovane Eurosia: voleva che rinnegasse Gesù Cristo e rinunciasse al principe aragonese per divenire sua sposa. Eurosia però si oppose decisamente a tali diabolici progetti, provocando in tal modo l’ira del bandito che diede l’ordine di uccidere tutti. Grazie all’eroismo di alcuni spagnoli appartenenti alla comitiva, Eurosia riuscì a fuggire ma, inseguita e raggiunta subì un tragico martirio: le vennero amputate le mani e i piedi. Ciò nonostante, Santa Eurosia in ginocchio col volto fisso al cielo pregava con fierezza. Intanto nebbie e nuvole minacciose salivano dalle valli e un lampo improvviso scese vicino alla giovane, senza provocarle danni. Tutti i saraceni ebbero grande paura ma il capo bandito preso da rabbia mista a terrore diede l’ordine di decapitarla. Eurosia alzando le braccia sanguinanti al cielo chinò il capo pregando è così venne uccisa decapitata. Aveva solo sedici anni. Contemporaneamente si scatenò un grandinare furibondo, uno scrosciare spaventoso di acque, folgori e tuoni assordanti, venti fortissimi. I saraceni fuggirono terrorizzati mentre dal cielo una voce più potente della tempesta diceva: “Sia dato a Lei il dono di sedare le tempeste, ovunque sia invocato il suo nome!”.
Due anni dopo, le sue spoglie furono ritrovate miracolosamente da un pastorello chiamato Guilleu. Fu canonizzata a Jaca il 25 giugno. La sua festa ricorre ancora oggi il 25 giugno. È invocata contro le tempeste, i fulmini, le grandinate e anche per i frutti della terra.

domenica 8 aprile 2012

Pasqua in crisi

Viviamo in un tempo di crisi. Economica, politica, storica, sociale, spirituale…
Ma la crisi non è sempre qualcosa di negativo. Spesso è un momento per capire meglio ciò che invece sembra scontato nell’indifferenza della quotidianità. La parola “crisi” deriva dal verbo greco krinèin, che significa separare, distinguere, giudicare, dis-cernere, de-cidere, tagliare, rompere… La crisi è un taglio profondo nella vita, ma se assimilato bene può portare più ordine.
Anche la Pasqua, per i cristiani, dev’essere un momento di crisi, di passaggio (in ebraico pasqua significa proprio “passaggio”), di forte cambiamento, di discernimento spirituale su tutti i fronti.
A prima vista sembra che la Pasqua non abbia niente a che vedere con la crisi. Invece questa festa nacque proprio dalla più antica delle crisi: quella del ciclo annuale della vita della natura. La lotta per sopravvivere fa parte della dinamica della vita, e il momento più critico è quando la vita perde la sua forza e rischia di estinguersi. È allora che avviene il prodigio più grande: da dentro alla morte (simboleggiata dal rigore dell’inverno) le forze vitali si rimettono in moto e tutto l’universo sembra cospirare a favore della vita che riprende vigore in primavera.
Fu per celebrare questo trionfo della vita sulle forze della morte che sorse la festa tra i popoli antichi, già molto prima che se ne appropriassero gli Ebrei come memoriale della loro liberazione dall’Egitto. I ritmi della natura, quindi, fanno un po’ da “parabola” della storia umana. In un primo momento, la vittoria di alcuni sembra dover passare per forza attraverso la sconfitta di altri (lo stesso racconto biblico della liberazione di Israele implica la descrizione euforica della morte degli Egiziani). È stata necessaria la venuta di Cristo, in una Pasqua nuova e definitiva, per farci capire che il segreto della vita umana sta invece nel donarsi. Donando la sua vita per amore Cristo sconfigge la morte con la vittoria della risurrezione. Ma la simbologia della nostra fede può aiutarci ad affrontare la grave crisi attuale? Il momento presente sembra non corrispondere in alcun modo al ritmo dei cicli della natura, perché non prende in considerazione nessuna “pasqua”. Anzi, questa crisi mette in mostra gli sbagli più gravi commessi dalla nostra civiltà, errori che minacciano la vita stessa del pianeta.
Forse, il Signore ci sta chiedendo di saper attendere... Quando dissero a Gesù che il suo amico Lazzaro era malato, non lo visitò subito, ma aspettò che morisse, dicendo: «Questa malattia non è per la morte, ma perché si manifesti la gloria di Dio». Anche adesso è inutile avere fretta davanti alla crisi, perché essa ci chiede molto di più che dei cambiamenti superficiali. Prima è necessario lasciar morire le molte illusioni di una civiltà contrassegnata dalla deturpazione della natura, dallo spreco, dalla disuguaglianza che produce miseria e violenza. Questa crisi ci deve insegnare strade di rispetto, di giustizia sociale e fraternità. Questa volta la Pasqua ci rimanda al Venerdì Santo: prima di risolvere la crisi, abbiamo ancora molti equivoci da lasciar morire.

venerdì 6 aprile 2012

Aria di CRE

Inizia ufficialmente la preparazione per gli animatori del CRE di quest'estate.
Chi non si è iscritto e non sarà presente da questo primo incontro e a tutti i successivi (di cui decideremo insieme le date al termine del primo incontro) NON avrà la possibilità di vivere l'esperienza del CRE come animatore.
Animatori non ci si improvvisa!
Il CRE è un'avventura bellissima ma solo ce si dà tutto il meglio di sé!

L'appuntamento per il PRIMO incontro di formazione per animatori è mercoledì 11 aprile alle 20.30 presso l'Oratorio di Brembilla.

mercoledì 4 aprile 2012

Verbale del CPV del 28/3/2012

Riportiamo il verbale della seconda seduta del Consiglio Pastorale Vicariale 2012-2017

Mercoledì 28 marzo 2012 alle ore 20.30 il rinnovato Consiglio Pastorale Vicariale si è riunito per la seconda volta (penultima di quest’anno pastorale che sta volgendo al termine) presso la consueta sede dell’oratorio di Zogno. Dopo la preghiera iniziale, il vicario locale don Cesare Micheletti ha introdotto il primo (e principale) punto all’ordine del giorno, ovvero: il confronto, sollecitato dal Vescovo, e la raccolta di riflessioni intorno all’eventuale formazione di una o più Unità Pastorali sul territorio del nostro vicariato. Al fine di illustrare le modalità concrete e la tempistica caratteristica di questa nuova (se non altro relativamente nuova) forma di condivisione pastorale, don Cesare ha illustrato, previa lettura di un documento di sintesi redatto da Mons. Lauro Tisi, il modello (obiettivi, costituzione e compiti delle Unità Pastorali) seguito nella diocesi di Trento. Successivamente, si è aperto il dibattito, di cui si riportano gli spunti più significativi.

  1. Anzitutto, a fronte dell’arrivo, nell’ultimo anno, di ben tre nuovi sacerdoti, si è ritiene necessario (sia a loro che alle loro comunità) garantire un tempo utile per consolidare una reciproca conoscenza e una pastorale comune e condivisa. D’altra parte, la prospettiva che ad alcune nostre comunità (Grumello, Stabello, Poscante, Somendenna-Miragolo) non sia più garantita la presenza di un parroco residente, ha reso fin d’ora urgente una riflessione intorno all’eventualità di sopperire a questa eventuale carenza attraverso l’istituzione di Unità Pastorali, anche tenendo conto dell’arricchimento che quest’ultima potrebbe portare sul nostro territorio e, non ultimo, che il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci ci spinge, più o meno direttamente, a condividere con gli altri ciò che abbiamo a disposizione.
  2. Riflettere “in anticipo” a questa possibilità potrebbe rendere più facile, sia a livello organizzativo sia, soprattutto, a livello di mentalità, l’istituzione eventuale di questa nuova forma di pastorale del territorio, che, proprio in quanto “nuova”, rischierebbe, se introdotta senza un cammino di preparazione, di non essere percepita e compresa per quello che effettivamente è e può offrire. Riflettere “in anticipo” a questa possibilità ci permette, inoltre di valutarla e soppesarla nel rispetto della storia e delle abitudini di ogni nostra singola comunità. Per questo motivo si ritiene che la gradualità e la “politica dei piccoli passi” sia il modo migliore per avvicinarsi ad essa.
  3. L’eventuale istituzione di Unità Pastorali sul nostro territorio induce a fare una riflessione sul ruolo dei sacerdoti e sulle nuove responsabilità che i laici dovranno assumere in questo contesto. A tal fine, urge, anzitutto, una conversione dei preti (vale a dire: la loro convinzione a mettersi in gioco, poiché non è così scontato che essi siano favorevoli al modello delle Unità Pastorali) e un cammino di educazione per i laici (riflessione suscitata da una significativa provocazione sorta in sede di Consiglio: “Ma una parrocchia senza parroco può ancora essere definita autenticamente parrocchia?”). In particolare, data l’essenzialità che anche i giovani possano essere protagonisti di questo passaggio, si ritiene che la parrocchia (ogni parrocchia) con tutte le risorse di cui dispone (in primis il Consiglio Pastorale Parrocchiale), debba trovare nuovi modi per generare la fede e non, semplicemente, per custodirla. Si tratta, cioè, di un’iniziativa che deve poter nascere “dal basso” ed essere vissuta come un’evoluzione “naturale” della pastorale nella direzione di una nuova condivisione e non come un’imposizione dall’alto dovuta esclusivamente alla carenza (reale, concreta e indiscutibile) del numero di vocazioni.
Queste, invece, le riflessioni più concrete relative all’eventuale costituzione di Unità Pastorali sul nostro territorio.

  1. L’Unità Pastorale potrebbe essere una risorsa per ri-organizzare la pastorale comunitaria delle parrocchie di Grumello de Zanchi (don Umberto si approssima alla chiusura del suo mandato per raggiunti limiti d’età), Poscante (don Guglielmo, come sopra) e Stabello (verrà inviato un altro parroco dopo don Luciano?). Certo, alcune difficoltà di carattere geografico territoriale sembrerebbero ostacolare questo eventuale progetto, se non altro in relazione alla possibilità di istituire una Unità Pastorale “riservata” solo ad esse. Sarebbe forse logisticamente più agevole porre il centro dell’Unità in una parrocchia come Zogno che, posta geograficamente al centro della valle, è agevolmente raggiungibile da ogni direzione. Ciò darebbe modo ad una parrocchia grande come Zogno di usufruire di un prete in più e alle comunità di cui sopra di continuare ad avere un parroco, sia pur non più residente, e di condividere con più consistenza alle proposte pastorali della parrocchia zognese.
  2. Un’Unità pastorale invece più compatta potrebbe essere costituita, per ovvie ragioni geografiche, per una collaborazione per certi versi già avviata e tenuto conto che la scuola elementare di Endenna (ma anche le scuole superiori) fungono già da polo di riferimento della vita quotidiana, fra le Parrocchie di Endenna e di Somendenna-Miragolo, anche tenuto conto che, dopo don Giorgio, il cui mandato è ormai ventennale, non sarà così scontato che quest’ultima possa di nuovo usufruire di un parroco residente.
  3. Le comunità di Brembilla e di Laxolo, di fatto, sono geograficamente pre-disposte all’eventuale costituzione di una Unità pastorale, pur trattandosi di due realtà pastoralmente e storicamente gestite in modi diversi. La presenza di don Pietro, ora anche curato di Brembilla, potrebbe essere un elemento di mediazione, dialogo e condivisione di cui poter usufruire. Da valutare, invece, la situazione della parrocchia di Gerosa.
  4. Forse più delicata la situazione che riguarda la parrocchia di Ubiale. Quest’ultima, infatti, nell’eventualità della formazione di un’Unità Pastorale, sarebbe più logicamente associabile a parrocchie (come Sedrina o Clanezzo) che non fanno parte del nostro vicariato. Discorso peraltro già avviato sul territorio.

Questo, in sintesi, il nostro contributo alle richieste del Vescovo. Questa, inoltre, la nostra speranza: che tutti i membri delle nostre comunità possano avvicinarsi con gradualità ai passaggi che ci attendono nel futuro (più o meno prossimo); che possano partecipare “da protagonisti” a questi passaggi; che ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo affinché, a prescindere da ciò che ci aspetta, il futuro possa essere vissuto in autentico spirito cristiano; che le nostre parrocchie non vengano private delle loro radici e, del pari, possano essere aperte a nuove ramificazioni e fruttificazioni. Certo, non si tratta, in ogni caso, di un cammino facile. Serve tempo. Ma, soprattutto, serve tanta convinzione. Da parte di tutti.

Dopo una revisione del calendario delle iniziative vicariali (secondo punto all’ordine del giorno) e una conseguente selezione di quelle che saranno confermate, di quelle che andranno riviste e di quelle che, per un motivo o per un altro, verranno soppresse, la seduta si è chiusa, previa recita della Compieta, alle ore 23.00.

Sandro

martedì 3 aprile 2012

Campane a festa? che succede?

Stanno suonando le campane a festa dal nostro "campanile"...
Come mai?
Perché è nato SAMUEL, secondogenito di Alberto Pesenti e Jocelyn.
Mamma e bimbo stanno bene.

Un abbraccio a tutta la Comunità da Alberto, Josy, Paolo e... il piccolo Samuel!

Vi sembra un'idea strana?

Boh, forse inusuale...
ma come suoniamo l'agonia quando un nostro fratello viene chiamato a sé dal Signore (per invitare tutti a fare una preghiera di suffragio), è bello anche richiamare l'attenzione di tutti a condividere la gioia di una nascita, no?

domenica 1 aprile 2012

Dio è nato per morire

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse:« Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?» …Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!». Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: “Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto su un puledro d’asina”. I suoi discepoli sul momento non compresero queste cose; ma, quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte. (Gv 12,1-16 passim)

Che stridore di immagini in questa domenica degli ulivi! Un re e... un asino. Gente che acclama un re e... un uomo che va a morire. Grida di gioia e benedizione oggi, ma tra pochi giorni solo urla di rabbia e maledizione. È la contraddizione eterna che attraversa il nostro mondo e il nostro cuore. Una contraddizione che solo Dio può sopportare e fare sua, abbracciandola. Si compie in questi giorni decisivi il progetto d’Incarnazione di Dio. Per diventare davvero uno di noi non bastava davvero che Dio si facesse scaldare dall’alito di un asino: doveva pure salirci sopra prima o poi. Non Gli bastava cominciare la propria vita adagiato in una mangiatoia di legno dentro una grotta: doveva pure finire la sua vita inchiodato su un pezzo di legno (la croce) e poi rinchiuso dentro una grotta (il sepolcro).
Dio è venuto al mondo proprio per questo. Dio è nato per morire.
Per questo il suo viaggio è quasi al termine. È difficile intravedere qui il significato della sua vita, anche per noi che ne conosciamo già l’esito e il seguito… Ci verrebbe da chiedere, con lo stesso stupore di Giuda di fronte al gesto di unzione di Maria verso Gesù: «Perché tutto questo spreco?». Sì, perché una vita che sta per finire così sembra sprecata... ci verrebbe la tentazione di dire: «Signore, fermati fintanto che sei in tempo!», o come Pietro: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai!» (Mt 16,22).
Ma ancora una volta Lui ci invita a seguirlo fino al Cenacolo, dove ci dirà che è donando che si riceve; fino al Calvario, dove ci mostrerà che è morendo che si risuscita a vita eterna (cfr San Francesco, Preghiera Semplice).