domenica 8 gennaio 2012

La "porta" dei Sacramenti

Colgo l’occasione della festa liturgica del Battesimo di Gesù—che chiude il Tempo di Natale e inizia il Tempo Ordinario—per proporvi alcune riflessioni sul Sacramento del Battesimo, dono grande che ci accomuna nel nostro essere cristiani.
È un Sacramento da riscoprire davvero, perché è uno di quei grandi doni di cui spesso siamo inconsapevoli e quindi non sappiamo vivere appieno.
Dalla lettera di san Paolo Apostolo ai Romani
Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.
(Rom 6,3-7)

La “PORTA” dei Sacramenti
Il battesimo, secondo quanto recita il Catechismo, è il Sacramento che ci inserisce nella vita di Dio. Ci fa Figli di Dio in modo ancora più pieno, e fratelli di Gesù Cristo. Anche in questo Sacramento, l’attore principale è lo Spirito Santo, che discende abbondante sulla creatura di Dio, la riempie di nuova vita e la trasforma, rendendola ancora più simile all’immagine di Dio che già porta in sé. È un Sacramento che “lascia il segno” perché imprime il sigillo di Cristo su chi lo riceve, in modo da appartenere a Lui per sempre.
Possiamo anche dire che il Battesimo è la “porta” della vita cristiana perché occorre ricevere questo Sacramento per iniziare ufficialmente la propria vita da Cristiani. Senza il Battesimo non si possono ricevere, dunque, gli altri Sacramenti della vita Cristiana.

Il modo in cui l’Apostolo Paolo ci parla del Battesimo ci aiuta a capire come veniva celebrato e vissuto all’inizio della storia della fede cristiana.
La parola Battesimo deriva dal greco e significa “immergere nell’acqua”. In effetti, nella tradizione antica (lo scopriamo dall’archeologia, che ha ritrovato e studiato resti di molti antichi battisteri cristiani) il Battesimo avveniva per immersione (e non per aspersione come facciamo oggi). La persona che voleva ricevere questo Sacramento – infatti – si immergeva totalmente nell’acqua, scendendo alcuni gradini che portavano sempre più giù in una piccola vasca-piscina piena di acqua e poi ri-emergeva salendo da altri scalini.
Non sappiamo se sia stato Paolo con la sua immagine ad ispirare questa conformazione architettonica dei battisteri paleocristiani o – viceversa – l’Apostolo abbia ricavato il paragone del suo brano da come già erano fatti i luoghi del Battesimo. Fatto sta che l’immagine è davvero bella e avvincente.

Già Gesù, vivendo il battesimo di Giovanni il Battista all’inizio della sua vita pubblica, si era immerso nel fiume Giordano. E, dalle tante testimonianze del nuovo Testamento e altri documenti dello stesso periodo, si deduce che il rito del Battesimo si celebrasse così.
Per Paolo, allora, è un gesto che dice un passaggio molto importante. Segna in maniera permanente tutta una vita.
L’Apostolo collega il gesto rituale del Battesimo alla vicenda di Cristo che è sceso nelle profondità della terra e da questa è risalito, è risorto glorioso e vittorioso sulla morte.

Ricevere il Battesimo è quindi morire e risorgere.
Morire alla vita precedente, caratterizzata dal peccato, e risorgere ad una vita nuova, in tutto e per tutto uguale a quella di Gesù.
Si fondono qui moltissime immagini e significati molto profondi. Per esempio, Gesù stesso (prima di andare incontro alla morte) aveva dato una chiave di lettura della propria sorte imminente. Si era paragonato al profeta Giona che aveva passato nel ventre del pesce tre giorni e tre notti (Mt 12,39-40). L’immergersi, lo sprofondare in basso, sono un modo per cambiare vita e rinnovarsi, per entrare in quella profonda comunione di preghiera e fede con Dio che era stata persa. Gesù ha fatto di tutta la sua vita uno scendere in basso, fino a toccare il fondo della miseria dell’uomo, attraverso una morte ingiusta e infamante (cfr. Fil 2,6-11).
Nel Battesimo poi, secondo Paolo, “cambiamo pelle”. Immergendoci nella morte con lo stesso atteggiamento di rinuncia di Gesù, abbandoniamo “la pelle” delle nostre vecchie abitudini di uomini peccatori, per vestirci del vestito nuovo e splendente che è la vita di Gesù (ecco il significato della veste bianca battesimale che ogni cristiano riceve il giorno del proprio Battesimo).
Dalla lettera di san Paolo Apostolo agli Efesini
«Secondo la verità che è in Gesù, dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera».
(Ef 4,21b-24)
Questo era un discorso molto incisivo all’inizio della storia del Cristianesimo, perché erano persone adulte a chiedere (in modo autonomo e responsabile) di ricevere il Battesimo.

Ma per noi che l’abbiamo ricevuto da piccoli?

Per noi il discorso diventa stringente proprio ora che siamo grandi e siamo chiamati ad assumerci personalmente la responsabilità delle scelte che i nostri genitori hanno fatto per noi quando eravamo piccoli.
Attraverso le scelte concrete di tutti i giorni, siamo chiamati a rendere vero e attuale il Battesimo ricevuto, il radicale cambiamento di vita che è morire a noi stessi e un rinascere in Gesù a nuova vita.