sabato 21 gennaio 2012

Buona domenica! E non buon fine settimana

Sempre più spesso – anche tra noi cristiani – ci si augura "buon fine settimana" (buon week-end) e non "buona domenica".
Giovanni Paolo II, nel documento Il giorno del Signore, affermava che quando la domenica perde il significato originario e si riduce a pura conclusione della settimana, può capitare che l’uomo rimanga chiuso in un orizzonte tanto stretto che non gli consente più di vedere il cielo.
Ma qual è il significato originario da recuperare?
La domenica è il giorno del Signore, il giorno della Risurrezione, la festa delle feste, il momento della speranza e della gioia. Per chi crede in Gesù Risorto, la domenica è la Pasqua settimanale, il giorno in cui la Chiesa si sente convocata e rivive l’esperienza di sentirsi portata dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla libertà e alla vita senza fine. La domenica, per il cristiano, è tempo opportuno per riscoprire il dono del Battesimo, che apre a quella vita “bella” di cui tanto si avverte la mancanza. Nella Celebrazione Eucaristica, Gesù Risorto si dona nella Parola e nel Pane, permettendoci di vivere la Sua stessa vita, inseriti con Lui nella storia, aperti al bello e al buono, costruttori di rapporti fraterni, in cammino verso la patria celeste.
La domenica è anche il giorno dell'uomo, tempo donato per compiere gesti semplici di solidarietà e di condivisione.
Perché la domenica ritorni ad essere significativa, occorre un cambiamento di mentalità: il passaggio dalla routine al desiderio di questo giorno, come esigenza vitale. È questa l’esperienza testimoniata, all’inizio del 4° secolo d.C., dai cristiani di Abiténe (Tunisia), che andarono incontro alla morte piuttosto che rinunciare a celebrare il giorno del Signore, perché “senza domenica non potevano vivere”.
Oggi c’è bisogno di testimoni di gioia vera, di feste che siano incontri di persone e sguardi, non evasione e sballo.
La Comunità cristiana annuncia il perché si fa festa e Chi è il festeggiato; e se, invece di chiudersi in sogni nostalgici, ascolterà gli uomini del nostro tempo, potrà testimoniare loro quella Speranza che è capace di illuminare la vita.
La sfida, dunque, consiste nel cominciare e vivere la domenica non come un peso ereditato, ma come una scelta desiderata e rinnovata ogni giorno.